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Il piccone che scava i Brillanti |
Qui di seguito sono riportate alcune delle lettere private della corrispondenza che Don Dolindo manteneva con i suoi figli e figlie spirituali, raccolte in questo volume.
Figlia mia in Gesù,
Non bisogna mai spaventarsi quando il Signore permette che siamo tentati. La ginnastica del corpo non è uno strapazzo fisico? Non sembrerebbe un assurdo il dire che stancandosi, consumandosi, e quasi abusando della propria forza, si sviluppa la forza stessa? Eppure così è: la ginnastica stanca il corpo per un momento, ma poi di fatto lo sottrae alla stanchezza futura; lo debilita, ma poi in realtà gli ridona le forze e le sviluppa.
Ora la tentazione è precisamente la ginnastica dello spirito: quando la Fede sembra scossa irruentemente è precisamente allora che si ingigantisce. La mente nella tempesta si orienta verso Dio quasi a sua insaputa, cerca più fortemente e più ardentemente Dio, sente il bisogno di stargli legata intimamente. Benedite dunque Dio che permette in voi queste tempeste dello spirito che sono certamente le più dolorose ma sono ancora le più fruttuose. In queste grandi prove però non dovete agitarvi e tanto meno dovete venire a discussione con la tentazione; non è viltà il fuggire in questi casi, ma è prudenza.
Come mai un infermo potrebbe mangiare abbondantemente quando lo stomaco e i visceri sono squilibrati? Allora la dieta rappresenta precisamente la salute e il nutrimento. Or bene, nelle grandi tenebre interiori dello spirito il ragionamento sarebbe assolutamente falso. L'anima allora discuterebbe su base di tenebre e si troverebbe naturalmente più agitata e più squilibrata. Vi ripeto: non è viltà il fuggire, ma è l'unica via per trovare la salvezza.
Bisogna però fuggire nelle braccia di Dio; bisogna scuotere la caligine che vi opprime e bisogna sentirsi il cuore tutto di Dio! Una semplice esclamazione, piena di fiducia e di Amore, ridona all'anima quel vigore che sembra quasi smarrito. L'infermo certo non può mettersi a fare la ginnastica per fare eliminare il dolore reumatico; egli invece deve riposare per quel momento.
E dopo la tempesta? Due tentazioni lasciano un poco di turbamento dopo che sono svanite; la tentazione contro la bella virtù e la tentazione contro la Fede. Ma questo timore di avervi acconsentito non è poggiato sopra nessun fondamento. Il veleno dolce, quando si è gettato via, lascia naturalmente il senso del dolce nella bocca; ma questo certo non significa che si è avuto la volontà di sorbirlo.
La tentazione contro la Fede turba precisamente l'intelletto, ed è logico quindi che l'intelletto vacilli per un momento e sembri quasi sopraffatto dal falso ragionamento. Non vi turbate: è nulla; la Fede non ha vacillato, ha vacillato la logica per un momento, e per questo, appena se ne è accorta, si è subito riappoggiata alla Fede.
Fidate sulla mia povera parola, perché so bene di che cosa si tratta: per parecchi anni ho avuto le più violenti tentazioni contro la Fede; mi sentivo perduto, terribilmente perduto; dovevo distrarmi da un concentramento tenebroso dell'intelletto anche violentemente. Ricorsi allora persino al cilizio e me lo formai con le spine di rose. Ma tutti i dubbi che avevo sulla mia costanza erano il residuo dell'orrida tempesta; ora lo veggo chiaro, e veggo che Gesù gettava allora le basi di quella Fede forte che dopo mi ha dato.
Io posso dire di aver toccato tutto con mano nella Fede, sì tutto, anche i misteri i più difficili, i più incomprensibili; Gesù mi predispose a questo con forti tentazioni: allora l'intelletto si sottopose solo alla sua parola; oggi si sottopone alla evidenza. Con tutto questo le tentazioni non terminano; alle volte ritornano violente, ma poi svaniscono come la nebbia dinanzi alla smagliante luce del Sole! Sia benedetto Dio mille volte quando scherza con ammirabile pietà in mezzo a noi! Benedetto sia quando l'anima ha bisogno di corrergli appresso per trovarlo! State dunque tranquilla e non vi agitate, perché l'anima vostra è spinta dallo spirito di Dio e non dalla miseria del mondo. State tranquilla; io non sapevo spiegarmi come è che vi avevo detto quelle parole di esortazione, dirò così, ora veggo che Gesù volle tranquillizzarvi.
Siate benedetta, figlia mia, e volate innanzi a Dio nel più bello e santo amore. Vi benedico di cuore e mi dico sempre.
Vostro povero servo
Sac. Dolindo Ruotolo
Figlia Mia in Gesù
Potrei dire di avere già risposto alla vostra lettera con quella che vi scrissi l'altro giorno; con tutto questo lo stato di depressione morale nel quale potete trovarvi dopo l'ultimo incidente che ha disturbato la vostra pace interna, mi spinge a scrivervi qualche rigo novellamente.
Certo, la mancanza di pace familiare è la croce più pesante che il Signore possa darci, ma nel medesimo tempo è la croce più bella e più feconda, perché sta sempre caricata sulle spalle nostre, perché ci costringe ad una continua vigilanza e costringe ancora il cuore a produrre almeno qualche fiorellino per il buon Gesù! Voi mi direte: quale fiore produco io, se sono ritornata agli antichi furori? Ed io vi rispondo: mettete un poco in bilancio l'umiliazione interna che ne avete provata ed il furore stesso, e vedete quale cosa ha maggiore peso innanzi al Signore! Oh! vale assai più un atto di vera e profonda umiltà, che molti atti di virtù calma e pacifica! Quando la nostra miseria emerge e si fa conoscere, allora noi dovremmo essere più grati a Dio, perché allora in un istante otteniamo quello che difficilmente avremmo ottenuto dopo molte meditazioni.
Se io considero il mio nulla, posso anche illudermi di conoscermi; ma se io lo veggo, se lo tocco con mano, quale scusa potrà più oppormi l'orgoglio mio? Non mi rimane allora che umiliarmi profondamente, non mi rimane che gettarmi ai piedi del Signore per esclamare con la più profonda convinzione: abbi pietà dell'anima mia peccatrice e vile! Voglio io fare l'apologia del male? No, tutt'altro ma voglio farvi intendere che tutto, assolutamente tutto deve subito utilizzarsi per la gloria di Dio, affinché dove il demonio o la natura demolisce, ivi almeno l'umiltà scavi un novello fondamento per un più bello edifizio della grazia. Dunque, prima di tutto nessun avvilimento da parte vostra, e nessuna meraviglia da parte mia.
Io mi meraviglierei se la povertà umana non sapesse produrre queste spine, o se non sapesse dare questi frutti amari ed aspri. Quindi non credo che abbiate ragione a scrivermi che per la prima volta mi sono sbagliato nel giudicare di un'anima. Ahimé, figlia mia, non mi date questa importanza che non ho avuta mai e che tanto meno ho al presente! Se io guardo con un poco d'intuito più preciso nelle anime che mi sono affidate, è perché la misericordia di Dio cura queste anime e, mai come in me, dimostra di servirsi del mezzo più inetto per fare loro un poco di bene! Io posso sbagliare mille volte, ho sbagliato mille volte, ma reclamo da Gesù lumi speciali quando si tratta delle anime che appartengono a Lui, e che Egli ha redente col suo Sangue prezioso! Gesù deve esaudirmi perché è infinitamente buono, perché non può permettere che la miseria mia faccia del male alle anime che Egli stesso mi ha date, e delle quali Egli solo è l'interessato! In quanto alla persona che vi è molesta io vi dico: che cosa importa che voi naturalmente non l'amiate? Voi potete amarla col fatto per amore di Dio, ed allora il merito è più bello, e l'omaggio reso a Gesù è più accetto a Lui. Se volessimo guardare nelle creature le loro qualità personali, ci sarebbe da gettare all'aria mezzo mondo; ma noi abbiamo il dovere di guardare a Gesù solo, e con questa visuale è facile vincere tutte le ripugnanze umane.
Io lo so; vi sono dei tipi naturalmente antipatici, che hanno quasi in loro un certo fluido che repelle, che allontana, che irrita, che scuote profondamente tutto il sistema nervoso; ma guardate che Gesù per sua misericordia, ha ricoperto di sé proprio questi tipi ed ha detto: quello che farete al più piccolo dei miei fratelli lo farete a me. L'antipatia dunque spontanea e naturale può conciliarsi benissimo con l'eroismo della carità, sol che si getti su ciò che ripugna il manto di Gesù buono. Se avete un tavolo vecchio, voi non potete certo metterlo in salotto; ma se potete coprirlo di un bel tappeto orientale, voi lo potete situare là senza alcuna ripugnanza.
Oh, quanto sei buono o Gesù che hai ricoperto di te tutti i tuoi più miseri fratelli... tu hai voluto ammantare di te persino i carcerati ed hai detto: andateli a visitare, perché visiterete me solo! Anche il delitto di un delinquente è coperto dal manto misericordioso di Gesù! Questo pensiero è dolcissimo, ve lo assicuro, per quanto la natura triste e ribelle conservi lo stesso tutte le sue ripugnanze e tutte le sue viltà! Io vado spesso a visitare quel povero infermo al quale feci ultimamente i santi Sacramenti; egli è violento; l'ultima volta mi stava afferrando per farmi del male, eppure vi assicuro che il vedere Gesù in luogo suo nel letto, od il sapere di fare piacere a Gesù è una leva potente per rimanere anche vicino alla persona che mette maggiore ribrezzo!
Dunque, guardate a Gesù e, benché risentiate gli urti e le antipatie, ricordatevi che non potete dare maggior piacere a Gesù che quando vi sapete vincere in questo. Del resto, io dico, se il Signore non ricoprisse noi del manto suo innanzi agli sguardi del Padre suo celeste, dove potremmo comparire mai noi? Chi potrebbe mai varcare la soglia del tempo e trovarsi dinanzi a Dio senza la misericordia di Gesù? Mentre Egli è tanto buono con noi, vorremmo essere noi severi apprezzatori delle miserie altrui? Io capisco bene lo stato interiore dell'anima vostra, e la lettera me l'avete scritta sotto l'impeto di un grande disgusto; non vi domando già che non sentiate questo disgusto, ma che ne facciate un'immolazione a Gesù buono, che tante volte ha coperto voi col manto della sua misericordia. Che se qualche volta il sistema nervoso vi tradisce, allora fate che spunti un fiorellino di umiltà là dove è stata abbattuta una pianticella che a fatica vi era cresciuta.
Non mi dite poi che non potete aspirare ad altro che ad un filo solo di fedeltà; no, figlia mia, bisogna tendere molto in alto per non cadere, e Dio non vi vuole semplicemente fedele, ma vi vuole grande innanzi a Lui, vi vuole santa. Non è forza vostra, mi dite voi, e lo so; ma appunto per questo o per la umiltà o per la virtù è necessario sforzarsi ed andare avanti. Se possiamo utilizzare anche le miserie per il bene, non ci è davvero da avvilirsi mai, qualunque sia il male che in noi troviamo o che ci dà sorpresa.
Per il Catechismo vi lascio libera; fate come credete; ma se potete fare quest'opera buona non vi ci rifiutate. Pregate molto per quella povera giovane della quale vi scrissi nell'ultima mia; essa fa veramente pena, e più pena fa la mamma sua che ne è desolata. In alto il cuore! Vi ripeto che le croci familiari sono le più fruttuose e le più importanti per noi; spesso il Signore permette che due anime non si leghino bene, perché ciascuna per conto suo è obbligata a fare atti di virtù. Purché Dio ne rimanga glorificato, siamo contenti di tutto quello che ci succede.
Vi benedico di cuore e vi metto novellamente nel Cuore di Gesù perché la vostra vita germini e fruttifichi bene. Credetemi sempre
Vostro povero servo
Sac. Dolindo Ruotolo
Figlia mia in Gesù,
Stamane, dopo la Messa, ho trovato la vostra lettera. Non temete per nulla di affaticarmi scrivendo, perché vi ripeto ciò che vi dissi a voce: io non fo neppure la metà del lavoro che potrei fare, date certe misericordie speciali del Signore. Ora per esempio ho finito dl scrivere la lezione di Religione per domani, e fino alla predica ho qualche ora libera e posso scrivervi. Non sapete voi che un'anima vale quanto tutto il mondo innanzi a Gesù? Poter consolare ed illuminare un'anima anche a costo di un piccolo sacrifizio è un dovere stretto per me. In ordine poi a voi, a me pare che io ci abbia un dovere anche più stretto, perché so quanto aiuto mi viene dalle vostre preghiere, e le delicatezze della vostra carità spirituale mi hanno commosso assai.
Non sapete voi che trovare un'anima che preghi insieme alla propria, che cooperi col cuore ai medesimi ideali di gloria per Dio, significa trovare un tesoro ed una grande benedizione di Dio? Un'anima buona è come un avvertimento continuo, una spinta, una esortazione; equivale ad un beneficio continuato. A me piace di trovare in altri quella virtù che non ho, piace di meditarla e di ricavarne profitto. Il Signor Positano si ingannava certamente nel suo giudizio.
Noi siamo ciechi sopra di noi stessi, e dovremmo essere grati anche ad un bambino che ci rimprovera. Ogni avviso, ogni lume, ogni consiglio, ogni esempio è un benefizio che spesso può produrre i frutti più abbondanti nel campo dello spirito nostro.
Ne volete un esempio minimo, anzi sciocco? Ecco, a me produce distrazione il sentir ronzare un moscone per la stanza, anzi mi urta e sono costretto ad aprire il balcone per farlo andare via. Oggi me ne è entrato uno che faceva un chiasso straordinario; mi sono ricordato della vostra energia nel dominarvi e mi sono provato a lasciarlo stare. Ecco un piccolo fiore spuntato dal vostro cuore.
Oh, quanto bene potremmo fare noi se sapessimo ascoltare tutti gli avvisi che la misericordia di Dio ci dà per tutte le creature sue! Siamo un ammasso di stoltezza, ed anzi che normalizzarci delle riprensioni altrui, anche ingiuste, dovremmo ringraziare Dio, e colpire l'occasione per liberarci da qualche difetto.
Fin dalle prime volte che vi ho scritto, io volevo dirvi che l'anima vostra mi sembrava scelta ed accolta come vittima di amore alla presenza di Gesù. Non lo scrissi per timore di mettervi nell'anima qualche preoccupazione nuova, o per timore di confondervi lo spirito. Vi confesso che dubito sempre di me, ed ho un grande timore di nuocere alle anime anche volendole aiutare.
Ma ora che voi mi rivelate il segreto della vostra offerta, debbo dirvi francamente che a me pare che Gesù l'abbia accettata, e che siete ancora ai principii di una immolazione tutta interiore e completa. Certo lo stato vero di vittima non è quello nel quale l'anima si consuma soavemente di amore per Gesù; no! E' uno stato di immolazione e di riparazione per i peccati altrui, nel quale si risente più l'urto e lo spasimo della miseria che la dolcezza della grazia. Mettete voi nella famiglia una persona adibita alla pulizia di quanto sta in casa: qualunque miseria passa per le mani di questa persona; le persone di casa si dilettano della pulizia, la padrona se ne compiace, ma chi la fa raramente prova un momento di soddisfazione, assorta com'è in continue miserie.
Ora l'anima vittima non fa che risentire in sé l'urto del male altrui ed espiarlo. Dio le infiamma il cuore di amore, la incredulità altrui lo gela; essa resiste, si sforza di amare, si immola e scioglie il gelo. Ecco la ragione dei sentimenti più contradittorii, ecco la ragione per la quale l'anima vittima soffre quasi sempre.
Essa non ha il tempo di compiacersi del suo Dio; lo ama assai, ma non se ne accorge, e questa è una misericordia grande che la eleva a grandi altezze senza che le possano venire le vertigini. Sì, figlia mia, tante volte viene persino l'avversione al Signore! Come geme l'anima allora, come se ne affligge, come si sforza di apprezzarlo!... essa reagisce contro l'indifferenza del mondo e la espia nel suo cuore. La stessa sensibilità squisita di cui Dio dota un'anima vittima le fa risentire il male morale degli altri; allora le immagini più brutte si formano nella sua fantasia; essa le annienta, le scaccia, ne sente orrore, e poi rimane sempre con quel poco di incertezza amara sull'esito della sua lotta, incertezza che la umilia.
Io vi dico che questa è precisamente la via per la quale Dio contiene nei limiti un'anima prescelta a far parte dei disegni della sua provvidenza misericordiosa. Il nostro orgoglio sa trovare una sfuggita in tutte le umiliazioni, ma di fronte alla miseria più bassa, della quale risente l'urto e la lotta, rimane sconvolto ed annientato.
Allora le lodi, le benevolenze degli altri, i propri trionfi, nulla più fa impressione sullo spirito, e l'anima è sempre dilatata e pronta alla grazia di Dio. Così l'irritabilità del proprio carattere è un mezzo per sentirsi debole, per abbandonarsi a Dio, per riconoscersi ultimo di tutti. Nelle tenebre più fitte di questa immolazione l'anima può attraversare momenti veramente amarissimi. Può sentirsi spinta persino alla disperazione, alla sfiducia, al pensiero di sopprimersi!...
Per farvela breve non vi è miseria umana che non urti nel cuore di una vittima prescelta dal Signore, e quindi, o tutto insieme o successivamente, non v'è dolore che non provi. Quale visuale attraente per voi che non desiderate che patire! Io però mi permetto di darvi questi avvisi, affinché il cuore vostro non si entusiasmi troppo e non cada sotto un peso soverchio.
1°-Abbandonatevi intieramente nelle mani di Dio e non gli domandate altro che di fare la sua SS Volontà.
2°-Non domandate mai a Dio delle pene determinate, ma lasciatevi guidare dai suoi disegni.
3°-Nei momenti di oscurità e di amarezza non vi agitate, non pigliate nessuna risoluzione, non fate alcuna promessa, ma rimanete ai piedi della Croce di Gesù, immobile e serena.
4°-Chiudete nel vostro cuore il tesoro delle vostre sofferenze, e cercate di menare una vita normale e sobria, senza esagerare mai in nulla e senza ammantarvi di tristezza per quanto è possibile.
5°-Rivelatevi solo col ministro di Dio, ma anche in questo è necessario trovare chi possa comprendere il vostro stato, diversamente potreste cadere in maggiore confusione.
Io sono sempre a vostra disposizione e voi scrivetemi tutto quello che volete, perché sono pronto a servire un'anima la quale concorre ai disegni di Dio e forse li affretta con la sua immolazione segreta.
Ripeto questo, anzi ve ne prego, perché io so per prova quanto sono amari certi momenti, e quanto è necessario avere una parola di conforto. Chi può conoscere le vie di Dio, figlia mia buona? Forse verrà un momento nel quale vedrete i frutti di certe mirabili vie di Provvidenza e ne benedirete il Signore! Io sono contento che Gesù vi ha messa nelle sue vie di amore. Diventate il profumo dolce del caro Salvatore, e, dovunque andate, portateci col Nome di Dio la sua SS. Benedizione e la sua bontà. Abbiate una tenera devozione alla Vergine SS. Addolorata, e nelle oscurità del cuore tenetele compagnia dolce ai piedi della Croce.
Oh, santa solitudine nella quale lo spirito vostro si eleva in alto in alto... quanto devi essere cara all'anima che non desidera che Dio solo! O dolce Gesù buono, come sei misericordioso con un'anima che eleggi a tanto! Ma voi non vi fermerete qui, figlia mia, no! Le opere future di Dio reclameranno il concorso della vostra attività, e voi vedrete quanto sarà diversa l'opera vostra, fecondata dalla grazia e dai lumi di Dio, e preparata dalla immolazione interiore del cuore! Chi sa che non dovrò io stesso spingervi nelle opere attive della gloria di Dio?... Perciò per voi è di somma importanza l'istruirvi nella fede con uno studio accurato della Religione che vi farò fare io stesso. Se il Signore lo disporrà vi darò pure un accenno di ascetica e di mistica, scienze spirituali tanto ignorate e dirò pure tanto falsate.
Se voi lo volete, io potrò scriverne una lezioncina per settimana, come fo col trattato della fede; così mi costringerò a scrivere qualche altra cosa nel Nome di Gesù. Se voi volete io vi scriverò i fascicoli e ve li darò a leggere. Non potrò darveli del tutto, perché io scrivo senza bozze e senza appunti e queste operette dovrò pubblicarle un giorno per la gloria di Dio e per il bene comune delle anime.
Io non so come ringraziarvi della offerta che faceste per me a Gesù quando fui in osservazione per la leva. Il Signore mi liberò forse per la generosità vostra verso il più vile degli esseri. Dio vi benedica, figlia mia, vi corrobori con grazie speciali, vi esalti alla più alta perfezione.
Vi benedico di cuore e sono sempre
Vostro povero servo
Sac. Dolindo Ruotolo
Buona figlia in Gesù,
Viva Maria, la Mamma nostra adorata, che avanti a tutta l'umanità si incammina verso di Dio, per offrirgli se stessa e con Se stessa tutta l'umanità. Viva Maria che stabilisce il fondamento dell'opera di Dio, e che consacrandosi Vergine immacolata nel Tempio, diviene essa stessa tempio di Dio e rende possibile la comunicazione di Dio con l'uomo! Viva Maria, la Regina del cielo immacolata! E con questo grido di amore che io saluto questa giornata; è con questo grido di pace che io comincio questa giornata scrivendovi per la prima volta nel Nome di Gesù e di Maria! Questo giorno è giorno di consacrazione a Dio; tante anime hanno seguito l'esempio della Vergine SS. e si sono date al Signore; ebbene io vi auguro che questo giorno sia come la vostra bella consacrazione alla gloria di Dio!
Non è necessario che questa mia vi capiti oggi stesso, benché mi raccomandi al mio buon Angelo perché succeda, ma è necessario che io stesso vi consacri a Dio benedetto, affinché voi siate un'apostola in mezzo alle vostre compagne, affinché siate piena dello spirito del Signore, affinché abbiate il coraggio di affrontare il male e di vincerlo! Sì, buona figlia, voi non fate opera vana quando difendete l'onore di Dio, non fate opera superflua, anche quando vi si ricolma di ingiurie e di vituperi. La parola della verità è come. spada, e discende nel fondo dell'anima; è come germe e si sviluppa quando meno si crede.
State sicura che in un tempo magari lontano, qualche vostra compagna, disillusa della vita, ricorderà le vostre parole, ed esse saranno il primo germe di una resurrezione e di una novella vita. L'empio Voltaire diceva ai suoi degni discepoli: < Mentite, mentite, qualche cosa ne rimarrà <; io vi dico: < Parlate, parlate, perché rimarrà tutto quello che avete seminato solamente per l'onore di Dio >. Un carattere veramente cristiano ne genera sempre molti altri intorno a sé, e forma una corrente di bene che è limpido fiume, e che non può arrestarsi.
Si capisce che al principio questa corrente sembra un disastro, perché non può trascinare presso di sé che detriti ed immondezze; ma poi poco per volta si scava l'alveo del fiume, l'acqua diventa benefica, feconda il campo arido e compariscono i primi fiori. Gesù paragonava tante volte il regno di Dio ad un campo, ed è proprio così.
L'apostolato non è fanfaronata del momento, no! Esso è il grano di senape, piccolo piccolo, è la piccola pasta di lievito che in un momento si diffonde per tutta la massa. Spesso i frutti di una parola buona vengono dopo molti anni, perché l'albero non produce il suo pomo che dopo molti anni; ma non bisogna scoraggiarsi, bisogna riguardare solo la gloria di Dio, bisogna prescindere dalla propria soddisfazione. Vi confesso che le vostre povere compagne. mi fanno una pena straordinaria: esse sono piccoli cervelli di pulcini, che dicono ciò che sentono dire, e che credono di fare le superdonne parlando a sproposito. Sono anime tradite e vi dirò pure certamente infangate dal sudiciume dei libri che è diventato sudiciume di coscienza! In tanti anni di attivo apostolato io non ho trovato uno solo che fosse stato avversario della Fede, del Papa, dei Sacerdoti, senza avere molto fango nel cuore. Quando la coscienza si guasta, allora la mente si offusca e si corrompe.
Le vostre povere compagne non sono delle innocenti ed è colpa loro se cadono nell'errore perché vi dànno l'occasione e lo preparano; ed allora è opera di pietà il far loro riflettere alle stoltezze delle quali sono vittime. Esse parlano contro la Fede, contro il Papa; e voi domandate freddamente: dove hai letto queste sciocchezze che bevi come dogma? Certamente in qualche romanzetto o in qualche giornale! Le ripeti a pappagallo come le hai dette e come ti sono state dette e non capisci che fai una pessima figura, perché se ti sente un altro che non ti sia persona amica, dirà: come è cretina questa! Si vede che sta ancora indietro col cervello! Alle volte il ridicolo è un'arma terribilmente tagliente, esso demolisce anche un colosso di granito, perché è come l'acqua che lo disgrega. Abbiate poche parole nel confutare le stoltezze delle vostre compagne.
Esse parlano e voi dite: Roba vecchia mia cara, manco il < saponaro > se la piglia più; ripetete sciocchezze fritte e rifritte e non vi accorgete che fate una brutta Figura. Chi vi sente parlare così dice certamente: < Chi sa quanti imbrogli ha fatto questa fanciulla >. Vi assicuro che questo è il migliore sistema con anime prevenute dal male e che credono di farsi graziose con le stoltezze. Raccomandatevi a Gesù, perché Egli stesso vi suggerirà il modo di parlare a tempo e a luogo. Vi raccoglierete dei dolori certamente, ma essi serviranno a purificarvi della soddisfazione personale dell'orgoglio e renderanno fruttuose le vostre parole.
L'apostolato contro la bestemmia è il più caro a Gesù, fatelo senza stancarvi, meglio che siate insultata voi anzi che Gesù buono, e poi l'insulto stesso produce una reazione naturale, che fa vergognare un bestemmiatore. Una donna può fare questo apostolato meglio di un Sacerdote. L'ora è solenne: Dio ci forzerà a ritornare a Lui. Il regno di Dio è imminente.
Voi dite bene che il mondo non ha capito ancora niente della grande lezione che Dio gli dà, ma la capirà presto e terribilmente presto. Pregate perché io possa fare del bene alla compagna della quale mi parlate nell'altra lettera. Dio vi benedica e faccia di voi un tempio vivo di carità e di amore. Credetemi sempre
povero servo dell'esercito di Gesù
Dolindo Ruotolo
Figlio mio carissimo,
Dalle vostre cartoline ho capito che vi trovate in un momento di prova e di lotta interiore, della quale già vi avevo prevenuto, per disposizione di Dio. Vi dissi che voi facevate un viaggio d'ispezione e di esperienza, e naturalmente dovete capire che la prima esperienza, quella che rende giovevoli e salutari le altre, è precisamente l'esperienza della nostra miseria e della nostra nullità.
Come mai Dio possederebbe intiero l'animo nostro se esso, beato sempre di dolcezze e di amore, non riguardasse in fondo che l'egoismo e l'interesse proprio, quantunque spirituale? Come mai questo cuore potrebbe diventare misericordioso, se non ricordasse per prima la propria miseria? E le lotte interiori dello spirito, le lotte violente della carne e del sangue, se sono dolorose e terribili, sono però una vera scuola pratica della nostra nullità.
Noi dobbiamo essere di Dio perché dobbiamo apprezzarlo sopra tutte le cose; dobbiamo consacrarci a Lui quando Egli ci chiama, non già quando la vita non ha per noi attrattive e fascino; dobbiamo seguirlo anche se per seguirlo dobbiamo pigliare la nostra croce ed andare avanti crocifissi con Lui! Perché dunque vi turbate? E se avvertite in voi delle lotte non debbono esse rendere più bello il vostro sacrifizio e la vostra immolazione? Se avvertite in voi delle debolezze non è meglio umiliarsene anziché avvilirsi, anziché disperare per il futuro? A me pare che voi vi sentiate come inaridito, indispettito, agitato... vi pare quasi di essere in abbandono del cielo! Vorreste magari piangere, vorreste sforzarvi di sentire orrore e pena per certe cose... ed invece vi pare che la natura ve ne faccia gioire! E' questa lotta che vi opprime e vi fa gemere senza il dolce sollievo della umiliazione intima e delle lagrime! Su il cuore, figlio mio, perché è nel fondo della volontà che l'anima deve rimanere fedele a Dio; su il cuore, perché anche se io involontariamente pongo in bocca un pezzo di veleno che sa di dolce, lo sputerò con orrore per amore della vita, e mi parrà di dilettarmene per il dolce che mi rimane in bocca. Poveri e miserabili come siamo, assediati da mille pensieri, crediamo che essi entrino nella nostra volontà, perché ci dilettano, quando questo diletto è solo una impressione spontanea e nulla più.
Io non debbo essere peccatore, ma se lo fossi non dovrei dire a me stesso: sono un perduto! Dovrei dire: sono, o Gesù mio buono, l'oggetto più caro delle tue premure, come può esserlo il figliuolo infermo per la mamma sua.
Ignoravate forse che eravate un ammasso di miserie? Ecco, lo toccate con mano, ed appena Gesù si allontana da voi Sacramentalmente, si squarcia il velo che vi ammantava di pace e vedete voi stesso intieramente! Anche questa prova è salutare: apprezzate di più Gesù Eucaristia e vi persuadete che Egli soltanto è la vostra vita. Non è Gesù che si allontana da voi, no! Egli vuole che lo cerchiate, che abbiate di Lui sete ardente, e per questo vi priva momentaneamente del cibo celeste. Il cuore però può sempre sospirarlo, può sempre pentirsi, può sempre piangere, e la ricchezza spirituale Dio l'ha messa in noi per la sua misericordia infinita.
Io ve lo scrissi già: la vostra vocazione è vera chiamata di Dio e per questo vi costerà molte agonie, anche per parte altrui. Ci sarà chi vi insidia... chi vi contraddirà, chi vorrà magari porvi fuori... Voi trionferete nella umiltà e nel nome di Gesù. L'umiltà è precisamente il vostro grande bisogno spirituale, figlio mio! Sapete dove potrebbe spingervi una fiducia disordinata sulle vostre forze? Potrebbe tenervi lontano da Dio! Ebbene nella lotta e nella debolezza, nel ricordo della colpa medesima passata, l'anima trova materia per annientarsi, e dove sovrabbondò la miseria, sovrabbonda la grazia per bontà divina! Coraggio dunque, mettetevi nelle mani di Dio come un bambino; la vostra via è già tracciata da Lui, percorretela umilmente. Noi con la santa Eucaristia, vi terremo chiuso nel Cuore di Gesù! Non temete e pregate. Vi benedico nel Nome di Gesù.
Vi bacio e vi assicuro
Vostro Dolindo Ruotolo
Figlia mia in Gesù buono,
Questa volta rispondo alla vostra lettera mentre albeggia... così nelle tenebre della notte profonda, nel raggio ardente del sole e nella calma mattutina sia lodato Dio sempre! Sono persuaso che Dio non si serve mai di un'anima sola nelle opere sue, e ne associa sempre due o più, perché nessuna possa mai gloriarsi di quello che è solo suo, e vi assicuro che sento che l'anima vostra mi è associata in tante opere buone che dovrà fare in seguito il Signore benedetto. Forse avrò agio di raccontarvi certi eventi della mia povera vita, e da essi vedrete sempre di più che io non parlo per umiltà, ma per realtà quando mi stimo quello che sono.
Molte cose ho fatto nel campo del Signore, moltissime ne farò ancora, anzi metterò il frastuono nel mondo intiero, per volgere tutto alla gloria di Dio, ma in tutte queste opere Dio si serve di me come della malta, come del fango, come della trappola dirò così. Sono uno strumento semplice e nullo, che dalle opere sue piglia occasione di glorificarlo, sono una povera lente che a volte concentra i suoi raggi e pare un sole... in realtà è sempre un poco di vetro!... Così in tutto rimane glorificato Dio solo, perché nessuno si glorii di sé.
Questa è la più grande attività che possa avere una creatura: diventare tanto inutile, tanto povera, tanto stolta, tanto meschina, da rendersi capace di essere sostituita dalla bontà di Dio. Così in me non troverete altro che ignoranza, che stoltezza, che miseria, che povertà estrema, e sotto questo velo, che è trasparente, potrete scorgere quel che opera Dio e che per me desidero che non sia né merito, né gloria, perché non mi appartiene niente! Per questo Dio mi fa incontrare con tante anime che sono veramente sue; passa per me come fuoco e come lume; le infiamma, le arde, le attiva, ed esse credono che sia io che opero e non si gloriano di sé stesse; io so che è solamente Dio che agisce e mi umilio profondamente, e godo nel vedere che questa volta la polvere umana non può macchiare l'opera di Dio! Ne volete un esempio? Ho parecchi amici in Francia ed in Inghilterra; sono anime innamorate di Dio, vecchi ancora, con i quali sono intimo senza averli mai conosciuti.
Fu a caso che scrissi al Gesuita Dechevrens a Friburgo; egli fu preso in trappola e per parecchi anni lavorammo insieme per la riforma del Canto Gregoriano. Egli era un valore nella materia, forse l'uomo più competente che vi sia mai stato, io ero un principiante; egli aveva scritto opere colossali, io nulla. Egli desiderava il trionfo del suo principio scientifico, io bramavo la glorificazione di Dio. Le sue opere non avevano suscitato che lotte e si erano inaridite; Dio si servì del più ignorante per trasformarle: io lavoravo, egli correggeva. Mi sapeva fanciullo addirittura (allora avevo appena 24 anni); con tutto questo aveva la grande umiltà di stare ai miei poveri giudizi pratici e mi voleva bene come un padre.
Io scrissi un metodo vasto di canto sacro moderno ed antico, egli lo ritoccò e l'opera per me non era mia, per Lui non era sua... Quale dolcezza vedere così spuntare dalla miseria umana soltanto la gloria di Dio e non poter dire mai: questo è frutto mio! Egli, gigante davvero, aveva sostenuto aspre polemiche in pubblici congressi e ne era uscito amareggiato e malconcio, io povero nulla con poche discussioni, con quel volumetto che voi avete, posi lo scompiglio nel campo avversario e posi praticamente il germe di una vera restaurazione che produrrà certamente i suoi frutti.
I seguaci della Scuola Benedettina ne furono furenti, mi attaccarono sulle loro riviste, strepitarono tanto, ma io ero un filo d'erba inutile, e l'uragano non mi scuoteva perché operavo per Dio solo. Per circostanze provvidenziali, Dio mi aveva fatto conoscere un Consultore della Sacra Congregazione dei Riti a Roma, il quale prima della piccola tempesta si dette conto con me di quello che poteva ricondurre il decoro vero nella casa di Dio.
Ne fu persuaso e nella lotta fu lui che rispose, non io, fu lui che si attirò addosso anche parecchie noie. Come vedete la Provvidenza era passata per me e non aveva utilizzato che la mia ignoranza, ve lo dico davvero, e mi aveva associato subito le anime grandi davvero, per operare. Esse credettero di vedere in me il sole e non si gloriarono di nulla, io vidi in me le tenebre e mi umiliai, e così Dio ne fu glorificato! Così fece pure il Signore per la musica. Scrissi dei canti che mi uscivano dal cuore, ma io non ho studiato mai né armonia, né contrappunto, né composizione. Quel poco che so è frutto di preghiera e non di studio.
Sapete come compongo? Mi confesso, prego, poi vado al piano e mi lascio guidare dalla bontà divina e dico: < Signore scrivi tu stesso quello che serve a farti amare, a farmi dimenticare >. E' così che è venuta fuori tutta la mia povera musica. Ebbene anche in questo Dio mi ha associato altre anime, ed ha fatto Lui tutto, in modo che nessuno si fosse gloriato di niente. Un canonico di Napoli, Vincenzo Torrente, mi diede a caso i versi, un arciprete di un lontano paesello mi mandò le altre poesie che raccoglieva fra le più belle, ed io scrivevo la musica.
Cantavo in un paese di Calabria ed una nobile signorina volle che quei canti fossero pubblicati. Io ero proprio poverello allora, avevo anche il voto di non ricevere elemosine per le Messe, voto che poi Pio X volle annullarmi; ebbene questa pia persona volle porre il danaro occorrente per la prima pubblicazione. Fui costretto a cedere, benché in fatto di soldi io abbia avuto per massima di non ricevere mai nulla. Odio i soldi perché tante volte fanno offendere Dio e sono causa di tanti malanni.
Un giorno mi veggo giungere una lettera dalla Francia; era un gesuita vecchio che mi scriveva. Era un musicista di grande valore che aveva attraversato tante prove nella vita sua artistica e religiosa. Egli mi si offrì per cooperare a questa opera di gloria per Dio. Allora il medesimo processo: io scrivevo, egli correggeva, nessuno si gloriava di quello che aveva fatto e Dio solo ne rimaneva glorificato. Ebbi molte lodi da ogni parte, ebbi pure alcune critiche, ma non mi faceva né caldo né freddo, essendo persuaso che Dio aveva fatto tutto. Così un voto di plauso dell'Accademia Ceciliana di Roma mi sembrò addirittura una burla fatta al mio povero nome, tanto ero e sono persuaso di essere nulla. Questo santo vecchio si trova ora ad Enghien nel Belgio; io ne so notizie per mezzo di una sorella sua che è suora ed è veramente una santa... quanta musica nuova ho fatto e non la pubblico prima che egli non l'abbia rivista! Anche in questo impedimento della guerra veggo una via di Dio; -quando sarà finita, l'opera musicale potrà uscire completa; verrà un volume di più di mille pagine, e sarà la lode del buon Dio, senza mescolanza di vanità, di orgoglio, di vane compiacenze e di miserie umane... sarà l'opera di Dio.
Sapete come si legò a me questo gesuita? Quando io scrivo, ho per abitudine di dire al Signore: < Sono un povero asino... scrivi tu stesso, o Gesù mio, perché ogni parola sia vita >. Gesù scrisse quel che era intimo all'anima di quest'uomo; egli se ne impressionò, ne fu confortato, mi scambiò per un'anima buona, e per sua bontà mi volle del bene, senza accorgersi che amava solo Gesù e che io sparivo. Così come l'acido corrode lo zinco là dove non è impressionato dalla fotografia e ne emerge solo l'immagine impressa, gli eventi corrodono quello che potrebbe essere mio e non emerge che l'immagine bella di ciò che ha fatto Dio! Se vi dicessi tutti i segreti delle mie povere attività, vi convincereste davvero che non esagero quando mi dico un nulla. Già è la prima volta che io mi confido ad una anima con tanta intimità, perché so che voi vagliate le cose come sono. Ebbene, dal momento che io mi ci trovo vi dirò qualche altra cosa perché possiate ammirare quanto è mirabile Dio nelle opere sue.
Sapete quale è il segreto delle mie prediche, della mia esperienza, dei miei scritti? E' molto semplice: mi confesso quando sono passati gli otto giorni dall'ultima confessione, o mi confesso novellamente quando la predica che ho da fare è importante. Più difficile è il soggetto e più prego. Salgo sul pulpito affidato a Gesù, ed ogni tanto mi rivolgo a Lui, come il bimbo che ripete la sua lezione, per vedere se ripete bene quel che mi mette nel cuore. Dopo averle fatte le scrivo per non far perdere la parola di Dio, e le scrivo senza bozza, senza libri, senza altro sforzo che l'affidamento completo in Lui solo! Così ho scritto molti volumi che al vostro ritorno potrò farvi leggere se lo volete. Quanto più è importante l'uditorio, tanto più mi affido a Gesù e gli dico: < Signore, sono un nulla, nutrisci tu queste anime e fammi parlare secondo le loro necessità intime >. - Ed Egli buono, buono, parla sempre Lui; io sono il portavoce che rende solo più stridula la sua voce, e vi mescola un poco di fiato rarefatto e putrido! Alle volte dico delle cose che mi sembrano fuori proposito, e poi mi accorgo che qualche anima ne aveva bisogno; alle volte mi sento inaridito, e veggo che allora Egli passa quasi diritto nei cuori... chi può gloriarsi di niente? Ed Egli che mi sa bene a fondo mi fa trovare sempre gente apparentemente fredda, ambienti ristretti, e guadagno materiale nullo o quasi, perché l'opera è tutta sua.
Nel predicare, l'ambiente mi si riflette nell'anima: io sento in me gli affetti, le miserie e le necessità di quelli che mi ascoltano e mi proporziono ad essi. Quando l'ambiente è dissipato od umano, cioè quando la gente non viene per Dio, il cuore mi si chiude e stento a parlare, e debbo spesso nel mio interno dire al Signore: < Abbi pietà di me e di loro >. Che cosa direste voi di un fonografo che stridesse? Lo lodereste? Certo di no! Lodereste chi ha parlato, chi ha cantato prima, mentre il disco si imprimeva. Dite lo stesso di me. Per esperienza della mia vita vi dirò che Gesù mi ha fatto passare per tutti gli stati possibili di vita e di animo, perché voleva rendermi stolto istrumento della sua gloria. Io noto che qualche nozione avuta tanti anni fa mi serve ora per qualcuno che ne ha bisogno. Osservo tutto, noto tutto perché Egli me lo fa osservare; poi me ne ricordo quando serve per la sua gloria soltanto.
Così fin da fanciullo sono passato per tante prove e per tante vie diverse. Mio padre mi faceva dormire nella stanzetta dei carboni, solo e chiuso di dentro; non so perché. Avevo 8 o 9 anni e ricordo che sulla mia branda militare (non avevo Ietto), mi offrivo al Signore e m'immolavo a Lui avendo terrore della oscurità e del gatto che saliva sul mio giaciglio a scherzare con i topi. Mio padre era ingegnere e matematico, ma io ho sofferto la fame da fanciullo, e spesso mi vestivo adattandomi io stesso i suoi abiti vecchi. Dio mi abituava alla povertà ed alla privazione senza che io lo volessi. Mi batteva spesso, fino a sangue, perché temeva che crescessi male. Egli mi faceva la disciplina senza che io vi avessi pensato; ci pensavo dopo, e Dio mi guidava.
Sempre Dio solo, sul niente: è il carattere del mio nulla. Allora per quante vie passavo nello spirito! Meditavo spesso tutto solo, contemplavo le bellezze di Dio, ma non me ne accorgevo quasi. Piccolo piccolo per le strade me ne andavo per il sole per mortificarmi, e volgevo gli occhi al cielo per pensare a Dio buono, e salutavo i Sacerdoti senza conoscerli, per adorare il carattere di Gesù buono. Quante esperienze mi ha dato Dio fin dai primi anni! Per tutte le vie dello spirito ci sono passato: fui ardente di fervore, e mangiavo il chinino per sentirne amarezza per Gesù, e mi pungevo, ed avevo ideato di farmi una croce col piede della lavagna di papà per mettermici sopra. Fui cattivo senza accorgermene, perché Gesù mi sottrasse l'uso di ragione nell'età della malizia, e quasi fui ebete in quei pochi anni. Fui scrupoloso a 14 anni, con grande mio tormento; e soffrii sempre contraddizioni ed umiliazioni di ogni specie con grande mia gioia.
Così ho fatto la vita del solitario, e magari dell'estatico; una volta per pochi istanti mi ritrovai persino nel cielo innanzi a Dio, e non so dirvi quali istanti furono quelli, e come mi sentii nulla, nulla, nulla, innanzi a Lui che vedevo, che percepivo, che amavo! Nella mia vita materiale ho fatto tutto: il falegname, il fabbricatore, l'operaio, il maestro elementare, ginnasiale, superiore ecc. tutto, figlia mia, perché da tutto avessi pigliato occasione di glorificare Dio in seguito.
Dio mi volle persino nelle cose di Roma, e subii una lotta terribile per circa sette anni, ed ebbi agio di conoscere tutto in questa lotta, e di conoscerlo soffrendo tanto tanto, perché questo mi servirà subito. Così trattai col S. Uffizio, con la Congregazione dei Regolari, perché ero religioso, con quella del Concilio, col Papa stesso Pio X. Io, giovane naturalmente timido ed inceppato, ebbi addosso un uragano provvidenziale, nel quale Gesù mi condusse passo passo per tutte le prove. Fui trattato da pazzo e visitato senza risultato da uno dei primari di Roma. Il mio ardore si scambiò per ossessione e fui esorcizzato, ma con esito opposto, perché Dio si affermò allora e dimostrò che era Lui che operava.
Fui recluso in una casa del S. Uffizio a Roma; stetti abbandonato da tutti e mi ridussi persino senza vesti, senza scarpe, senza cibo; per 23 giorni potetti mangiare 3 soldi di pane ed un po' d'acqua. Eppure allora sentivo tanta vita in me; e, scarno, ero presente dovunque per l'onore di Dio. Fui scacciato anche dai miei, anche da casa mia, fui avversato da tanti, anzi da tutti... Sarebbe lungo dirvi la causa di questa lotta; ma vi dico solo che Dio la volle, Dio la dispose per farmi avere esperienza di tutto.
Quali furono i suoi fini? Io non posso dirlo precisamente, benché li intuisca; debbo però dire che quando Lui opererà e metterà sotto sopra tutto per restaurare tutto in Sé stesso, ancora una volta dovrò confessare il mio nulla e riconoscere solo l'opera sua! Dio ha preparato grandi cose, figlia mia, ma nessuno dovrà gloriarsene all'infuori di Lui: ecco il disegno suo sul mio nulla, eccolo anche sull'anima vostra benedetta da Lui, eccola su quanti Egli ha associati od assocerà a questi disegni di misericordia! Oh, quante volte ho benedetto Dio per avermi reso Dolore di nome e di fatto! E siamo appena al principio, perché l'attività comincerà quando Egli avrà preparato il mondo.
Oramai io conosco l'ambiente; ho avuto agio di conoscere anche ciò che era impossibile per me, anche le magagne della Massoneria, anche le diaboliche turlupinature dello spiritismo, dell'ipnotismo... mi sono trovato in tutto, e spero di sommergere tutto nel pelago dolce di Dio, e di fare risaltare solo la sua dolcissima infinità. Come volete dunque, figlia mia buona, che dopo tanti eventi io possa gloriarmi di me? Dio del resto vi ha provvisto bene e mi ha lasciato tante miserie, tante stoltezze, tante rimembranze passate che io per necessità debbo stare umiliato ed in una vita semplice e normale, nella quale non attendo che il compimento della sua gloria soltanto! E così che le cose più grandi non mi fanno impressione, e non sento che la necessità di umiliarmi! Una volta per esempio stava per morire una mia penitente lontano lontano. Mi mandò a chiamare ricordandomi che le avevo promesso di assisterla. Non potevo andarvi e mi rivolsi a Gesù: < Signore mandamici tu o vacci tu stesso >. Nel medesimo momento essa mi vide vestito di bianco vicino al suo letto che la benedicevo e guarì.
Io sentii di esservi andato e glielo scrissi come cosa normale. Le lettere si incrociarono, e la sua arrivò a me con la descrizione dell'intervento di Gesù, mentre la mia arrivava a lei con queste parole: < Mi pare che Gesù mi trasporti vicino a voi, e mi sento nella vostra stanza >. Ad essa sembrò una cosa straordinaria, a me no, francamente, perché non so che cosa vi sia di straordinario in questo che Gesù soccorre un'anima.
Del resto le mie miserie non mi danno tempo di pensare a quello che opera Dio, ed anche da questo emerge la sua gloria soltanto! Per questo lasciate che io benedica anche queste miserie, come benedico la morte, come benedico la guerra, come benedico quanto fa emergere la nostra nullità e dà risalto a Dio soltanto! O figlia mia, annulliamoci in Dio soltanto, e facciamo che Egli diventi il movente di tutto: del vero, del bello, dell'arte, delle scienze, degli affetti, della vita! Muoviamoci, operiamo, viviamo, ma solo perché Lui si muova, Lui operi, Lui viva! Esaltiamolo sempre, ed utilizziamo tutto per esaltarlo, anche i nostri medesimi peccati, il cui ricordo deve solo inabissarci in Lui misericordioso e buono! Lodiamolo con la voce della Chiesa, lodiamolo nel cuore del Papa, esaltiamolo nel suo Sacerdozio, e facciamo che nel nostro povero ardore si bruci la paglia triste del mondo!
Lodiamolo semplicemente sopra tutto, abbandonandoci in Lui, senza preoccupazioni, senza ansie, senza rammarichi, senza pianti, senza pesantezze, senza esagerazioni... lodiamolo ed amiamolo come figlioli! Lodiamolo vivendo di Gesù e con Gesù Eucarestia! Con Lui nel cuore la nostra voce diventa espressiva, il nostro cuore palpita, l'anima nostra si attiva, la nostra vita si trasforma, tutto si muta in bene, anche ciò che è indifferente! Lodiamolo sotto il manto benedetto di Maria, nel Cuore materno di Lei... Essa ci accompagnerà in questa via che fila da sé quando se ne è trovato il principio! Lodiamolo sempre anche nella giovialità, nello scherzo, nella convenienza, nella distrazione... viviamo alla sua presenza e saremo perfetti.
Esaltiamolo! Noi siamo nulla, e se questo nulla è per la sua gloria, emerga esso, pur dalle sue oscure profondità, come il verme che esce dal suo nascondiglio alla luce del sole! L'umiltà non sta nel celarsi ma nel farsi eclissare dalla luce di Dio, non sta nei gemiti, ma nei cantici sublimi dell'amore!... Amore mio Dio, tu solo sopra tutte le cose, sopra me stesso sopra la mia stessa pace... tu solo, tu solo!... Lodiamolo Dio in sé stesso, nella sua vita intima... o Dio uno e Trino, Dio infinito, Dio sapienza eterna, Dio amore sussistente... io ti adoro, io ti amo, io mi annullo in te solo!... Dio mio!...
Qui è il segreto vero della penetrazione degli arcani del cielo, figlia mia, e voi ne avete provate le primizie guardando l'Ostia santa. Si, non è stata illusione la vostra, è stata realtà, la prima realtà della vostra novella vita di ascensioni celesti, che è sintetizzata veramente nella parola immolazione! Ed avete fatto bene a non parlarne, perché le cose celesti sono come l'etere, si svaporano quando sono messe a contatto dell'aria profana, e quando non sono affidate a Dio od a chi lo rappresenta sulla terra. Il non poter parlare con altri di quello che Dio opera intimamente in noi è uno dei segni della realtà di questa operazione, e voi dovete goderne.
Immolatevi dunque, abbandonandovi a Lui solo; Egli si servirà dell'ambiente vostro, del mondo,- della amicizia stessa per immolarvi. Lasciatevi guidare dallo Spirito suo e ripetetegli spesso: < Signore fa' di me quello che vuoi >. Non già in un anno solo, ma in tutta la vita dovrà estendersi questa immolazione, e voi vedrete come Gesù saprà rendervi vittima nell'intimo del vostro spirito.
Immolazione ed espiazione sono le basi dell'opera che Dio sviluppa ora, e ringraziatelo che vi ha associata a sé nella parte più bella e più nobile di questa dolce via di misericordia. Andate pure a Roma nel nome di Dio e fatemi sapere il vostro nuovo indirizzo. Là troverete le prime spine e le prime contraddizioni negli ardori novelli del vostro cuore.
Sono contento che abbiate disegnato la testa di Gesù; spero di poterla ammirare. Così volevo io che si effigiasse Gesù, col cuore pieno di amore per Lui. Quando l'avrò vista, spero che voi nel suo Nome vi sforzerete di ritrarla su tela a grandezza naturale. Sapete, un'opera d'arte può far fare tanti atti di amore a Lui. Il fotografo non mi ha dato ancora le fotografie. Le manderò a voi per la vostra amica.
Vi benedico di cuore nel Nome di Gesù. Ditemi quali sono le vostre difficoltà sulla vita eterna e sulla vita delle anime e ve le risolverò. Voi avete bisogno di conoscere molto a fondo le sublimi meraviglie che sono nelle eterne verità per amare assai Dio. Credetemi sempre
povero nulla
Sac. Dolindo Ruotolo