La Genesi

Seguono qui alcuni passi tratti dal libro di commento alla Genesi.


La condanna del serpente e quella della donna.
Sintesi delle insidie di satana.



“Ed il Signore Dio disse al serpente: - Perché tu hai fatto questo, maledetto sii tu fra tutti gli animali e le bestie della terra; tu camminerai sul tuo ventre, e morderai la terra tutti i giorni della tua esistenza. Porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme ed il seme di lei. Essa ti schiaccerà il capo, mentre tu ti avventi al suo calcagno, - Alla donna poi disse:- Io moltiplicherò i tuoi affanni e le tue gravidanze; con dolore partorirai i figliuoli e sarai sotto la potestà del marito ed egli ti dominerà.”


[...] Con delicatezza di carità divina, il Signore non smentì Eva, anzi mostrò quasi di dar peso alla scusa che essa portava, e perciò si rivolse al serpente e lo maledisse. E’ evidente che satana, sotto la stessa forma che aveva presa per indurre Eva al peccato, era presente per tentare di accusare egli stesso la donna e si compiaceva di aver raggiunto il suo triste scopo.

Satana nel tentarci ha per fine, come egli stesso recentemente disse in Francia per bocca di un ossesso, di screditare Dio presso la creatura e la creatura presso Dio. Egli cerca d'influire nelle nostre cose, per turbare l'ordine della Provvidenza e per farcelo apparire illogico e tiranno. Anche nelle piccole cose, specialmente quando, noi ci agitiamo, interviene come un maligno che si diletta a far cattiverie e dispetti. Complica certi malanni e cerca di confondere i medici in modo da dare al male il carattere della spietatezza; cerca d'influire su quelli che ci fanno del male in modo da renderli più maligni, per poi farci agitare contro la Divina Provvidenza; fa apparire come una fresca e deliziosa spensieratezza la vita del mondo e come una oppressione quella dello spirito; è pronto sempre ad intervenire ad ogni nostra preghiera, per complicare le incresciose situazioni proprio quando preghiamo, a fine di screditare la nostra elevazione a Dio, e nello stesso tempo c'illude con qualche effimera prosperità quando non preghiamo per convincerci che è più prosperato chi mena una vita materiale e spensierata.

L'arte satanica è più sottile ed insidiosa di quello che possiamo supporre, perché il demonio si cela sempre sotto una forma a noi familiare in modo da non destare i nostri sospetti, e il più egli si serve delle leggi e dei fenomeni naturali per insidiarci. La sua malignità è terribile perché egli è malizia assoluta, senza temperamento di sensibilità di cuore e di compassione, come avviene sempre anche nel più maligno degli uomini; ama dunque fare il male e si diletta nel vedere le creature agitate ed impacciate nelle sue insidie; per questo niente più lo sconcerta quanto la pazienza, la carità, l'umiltà e la mansuetudine.

Interviene anche nelle manifestazioni della nostra attività per screditare Dio; cerca con arte seduttrice di rendere più attraente quello che è peccaminoso; fa apparire come eccellenti le scienze umane e come spregevoli quelle soprannaturali; circonda di prestigio ciò che è terreno e fa apparire come trascurabile ciò che appartiene al Cielo. Non è a caso, per es., che certe immagini sacre riescano pessime e che la più ordinaria immagine profana abbia una maggiore attrattiva. Satana cerca d'influire in tutto, lavora più di quello che noi supponiamo per screditare presso di noi Dio e quello che appartiene a Dio; così per es., negli stessi giornali cerca d'influire per dare più attrattiva alle riproduzioni delle figure pagane che a quelle cristiane.

Satana, come un dispettoso terribile, cerca di molestarci nel lavoro, per screditare occultamente la Divina Provvidenza, e soprattutto cerca di agitarci, perché non c'è una cosa che tanto lo avvicini a noi quanto l'agitazione; egli non può penetrare in noi che per i centri nervosi, ed è chiaro che quando i nervi sono in maggiore agitazione gli è più facile influenzarli, perché nella maggiore tensione, i nervi non sono dominati dalla nostra volontà, sono senza controllo, sono come casa incustodita, dove più facilmente penetra il ladro. E’ così che a volte a noi sembra quasi che gli oggetti dei nostro lavoro siano dispettosi, che un ago apposta non s'infili o ci punga, che apposta un martello ci percuota o sfugga dal manico, che apposta si rompa un oggetto o si alteri una vivanda. Satana lavora terribilmente, e Dio glielo permette come glielo permise per il Santo Giobbe, per i suoi altissimi fini di amore, e perché la terra è l'ambiente delle attività di satana.

Non è credibile come satana lavori nel mondo, là dove ha libero il varco, là dove non trova la Croce e Maria SS. che lo arretrino; tanti incendi, naufragi, scoppi, sventure, disastri, sono dovuti a lui; egli può agitare le tempeste, può sconvolgere le forze naturali, può turbare le relazioni tra i Popoli, può ubriacare gli uomini perversi e spingerli ad inaudite violenze, come fa con i comunisti. Le anime pie sono come Giobbe nella raffica infernale, e non vincono che con la pazienza, la dolcezza e la calma, non vincono che attaccandosi alla Croce ed ai mezzi soprannaturali, non vincono che vivendo della Chiesa Cattolica e nella Chiesa Cattolica, dove satana non può entrare mai da padrone, e dove sta timoroso per le continue sconfitte che riceve (La Chiesa è come una fortezza vigilata, e satana non vi penetra senza timore, è come il madro che tenta il borseggio anche sotto gli occhi dei carabinieri, ma lo tenta con minore audacia e fugge ad ogni minaccia).

Per questo satana tenta scompaginare, la stessa Chiesa, cerca avvilirne le membra col peccato, cerca dividerle dall'unità della fede con le eresie. Lutero confessa nei suoi scritti che satana lo spinse a ribellarsi e che gli suggerì d'abolire la Messa, di negare l'Eucaristia e di rinnegare la Madonna; questo empio eresiarca, confessa che satana s'intratteneva con lui e che aveva mangiato (sic !) con lui più di un quintale di sale, tanta era la frequenza con la quale lo assisteva nei pasti.

Noi viviamo spesso avvolti da spiriti maligni e non ce ne accorgiamo e ci facciamo vincere da essi con una facilità impressionante. Satana sceglie ogni via per farei del male e per giungere a screditare Dio innanzi a noi; ci spinge alla falsa pietà, ci illude con le false manifestazioni mistiche, c'induce a rovinarci la salute con la falsa penitenza, per poi farei sentire il peso delle nostre sofferenze; ci nasconde a noi stessi, perché non ci sveliamo ai nostri direttori spirituali, ci spinge persino alle false carità per intralciare il nostro cammino, per irretirci nelle cose temporali quando la nostra missione è spirituale. Così per gli Apostoli stessi la carità diventò un ostacolo alla propagazione dell'Evangelo ed alla preghiera, la forza di cui satana più teme, tanto che essi istituirono i Diaconi per sfuggire all’insidia diabolica.

Satana può sviare il cammino di Dio nelle anime facendo loro intendere che le sventure che le colpiscono sono un castigo divino; egli così le toglie dall'altare della loro immolazione e le getta nelle angustie del terrore, le arresta nelle loro voci di gloria per Dio, e le getta nel disorientamento e nell'ansietà. Satana a volte ci manda intorno persone moleste che ci lodano, persone sensuali che ci allettano, persone antipatiche che ci turbano; a volte disturba la nostra vita interiore con visite vane, con cicalecci che sembrano spirituali e sono inutili prolissità.

Satana soprattutto cerca staccarci da Maria SS., perché sa che il solo nominare Maria lo sconcerta e lo fuga; perciò può influire persino nelle devozioni, può darci un'effimera fiducia in un Santo, può incamminarci verso anime false o darci un fanatismo sterile per le anime veramente sante; egli è contento quando Maria è sostituita, preferirebbe veder canonizzato tutto il mondo e tutto, l'inferno, pur di veder dimenticata Maria. Per questo la devozione vera e costante alla Madonna lo sconcerta più di qualunque altra forza spirituale, perché la Madonna ha la missione di schiacciargli il capo. Con Maria, Regina di grazie, satana non può screditare Dio presso di noi, perché Maria è un raggio troppo grande della. divina bontà, è un raggio che fuga ogni tenebra e che ci fa sentire l'amabilità di Dio.

Satana cerca sottrarci al Signore facendoci operare naturalmente, in tutto penetra per toglierci l'intenzione della gloria di Dio, cerca carpire i primi momenti della nostra giornata, affinché ci alziamo per la fretta e non per amore di Dio, cerca prospettarci come male fisico una mortificazione e subito dopo ce la prospetta come un bene per farcela fare per nostro tornaconto. Così, per es., impedisce che un fumatore rinunzi al fumo per amore di Dio, ma in seguito glielo fa rinunziare per la preoccupazione che possa nuocergli la nicotina. Satana soprattutto cerca di farci impazientire, perché l'impazienza ci sottrae a Dio più di qualunque vizio, oseremmo, dire, più, della stessa impurità. In ogni vizio c'è infatti un lato umiliante che ancora ci accosta a Dio, ma nell’impazienza e nell'ira c'è l'orgoglio che si vuol fare ragione ad ogni costo, e dopo la raffica è l'orgoglio che ci vuol fare giustificare l'impazienza. Se, si nota, è assai difficile convincere un impaziente del suo difetto, e solo un'anima santa si umilia, quando è rimproverata d'ira o d'impazienza; ma anch'essa avverte quasi una ripugnanza ad accogliere in pace l’ammonimento, perché vorrebbe convincersi di avere ragione.

Satana per disorientarci da Dio, c’insidia anche con le devozioni e le penitenze che spuntano come funghi e sfumano come soffioni, per es., in una tribolazione assillante ci spinge ad atti di pietà esagerati, a penitenze pesanti ed insostenibili, a fioretti spirituali ai quali non può reggere sempre la natura, per poi farci sentire il disinganno di non essere stati esauditi nelle nostre preghiere, e sfiduciarci. E’ così che in certi momenti la nostra povera ed insidiata pietà cambia ogni due giorni, si muta facilmente, passa dalla penitenza al rilassamento, dalla vigilanza alla dissipazione, dalla preghiera all'oziosità. Satana fa in modo che noi possiamo dedurre da un'intensa applicazione alla pietà e da un'agitata serie di preghiere, che la preghiera è vana, che le cose avvengono naturalmente, che è vano sperare che mutino finchè non abbiano fatto il loro corso, e così ci toglie la Fede e ci agita nella disperazione. Per questo la Chiesa è tanto equilibrata e sobria in ogni manifestazione della sua vita; Essa ci fa fare la penitenza ma in un tempo stabilito, ci fa pregare, ma desidera più la costanza nella preghiera che un'intensità che stancherebbe la natura. Satana vuol farci perdere la fiducia dell'attesa, ci fa dimenticare che la preghiera calma, e continuata raggiunge lo scopo infallibilmente, e c'illude in una falsa e pesante pietà, che poi si muta in discredito per Dio.

Satana c'illude poi in tanti altri modi che è quasi impossibile sintetizzare: ci spinge alla fretta e nella fretta si diverte ad intralciarci l'attività per poi farci adirare. Si può dire, senza tema di esagerare, che la nostra ira è il divertimento di satana, è la soddisfazione della sua malignità, come lo è per tante anime volgari, le quali godono nel vedere i litigi, e si divertono nel sentire le esplosioni dell'ira di chi è tormentato dagli altri. Satana ci spinge: alle minuziose cavillosità per le quali la vita diventa pesante, perché si diverte vedendoci impacciati nelle panie umane e sottratti alla fiducia che dobbiamo avere in Dio. Satana ci turba nelle ansietà della vita materiale e ci fa pensare sempre al futuro per agitarci e sottrarci all'abbandono pieno in Dio. Ci turba con l’avidità delle ricchezze, e poi si diverte a non farcele godere spingendoci all'avarizia; ci turba con le miserie della gola, per tentare di moltiplicare i nostri desideri materiali e renderci infelici; ci prostra con le oziosità dell'accidia, c'invelenisce con le miserie dell'invidia, ci oscura con le tenebre dell'errore, ci sottrae a Dio con le illusioni della vita, e negli orrori dell'impurità ci fa concepire persino un'avversione funesta contro di Lui.

E così che, come si è detto, satana scredita Dio presso la creatura e la creatura presso Dio, perché dopo che l'ha miseramente avvilita, l'accusa innanzi al tribunale divino, per ottenere il permesso di tormentarla disperatamente e di farla sua nell'eterna perdizione. Per questo satana si trovò presente quando Dio chiamò al rendiconto i nostri progenitori, per tentare, se gli fosse stato possibile, di rendere più oscura la loro sorte.

Dio maledisse satana, e poiché questi nella forma di serpente aveva teso insidie alla donna distraendola da Lui, maledisse anche il serpente, rendendolo ripugnante, e condannandolo a strisciare sul suo ventre ed a mordere la terra. Può supporsi che il serpente camminasse sulla terra movendosi forse elegantemente sugli anelli della coda, cosa che oggi i giocolieri ottengono ammaestrandolo; Dio lo condannò normalmente a strisciare, e mutò in pena umiliante la sua condizione naturale, la mutò in segno perenne della maledizione che lo aveva colpito. Dicendo però al serpente: Tu striscerai sul tuo ventre e morderai la terra, Dio volle esprimere principalmente la maggiore umiliazione che dava a satana: l'angelo della luce era così relegato in una maniera più umiliante sulla terra, alla quale per la sua caduta, era già incatenato in una sfera di attività materiali e meschine; colui che avrebbe dovuto estasiarsi nell'eterna gloria, era ridotto ad attività immensamente umilianti, e mordeva la terra invece di saziarsi della eterna' vita. Nel dirgli che avrebbe strisciato sulla terra, Dio gli annunziava la terribile umiliazione che gli avrebbe inflitta un giorno il Verbo Umanato, del quale stava per fare solenne promessa alla donna. Satana infatti fu sconfitto, e mentre prima della Redenzione dominava le anime, dopo perdette il suo dominio e strisciò solo, per così dire, su quelle che, per l'ostinazione nel peccato, erano vili come la terra alla quale erano attaccate. Dio rinnovò così, solennemente, la condanna subita da satana quando cadde dal, cielo, e gli annunziò la sconfitta più grande che avrebbe avuto nella Redenzione.

La maledizione data da Dio al serpente è espressa nell'originale ebraico in una forma comparativa: Maledetto sii tu come nessuna altra bestia o fiera. Questo significa che una maledizione cadde anche, benché in minori proporzioni, su tutti gli animali, come cadde sulla medesima terra nella condanna data all'uomo (vers. 17)., Gli animali risentirono in loro il disordine cagionato dal peccato e perdettero quell'armonia di vita che doveva far capo all'uomo, poiché, come suoi sudditi, parteciparono alla sua sventura. Se un nobile decade dalla sua dignità, anche i servi più legati a lui decadono e partecipano alla sua pena; essi che prima erano forniti di tutto il necessario alla vita, dopo la sventura dei padrone cadono nell'indigenza, risentono l'angustia del loro signore, sono in uno stato di depressione nervosa, per la quale non riescono neppure a stare in armonia fra loro.

L’uomo giusto e pieno di Dio emana da sè qualche cosa di soave e di benefico che dà un senso di pace anche agli animali; si sa infatti dalla storia quanto siano stati tranquilli e pacifici gli animali che convivevano con i Santi. L'uomo peccatore e maligno invece, cagiona negli animali un senso di squilibrio, che può manifestarsi inconsciamente in una ribellione ed in una ferocia insolita. Chi scrive queste pagine, essendo ancora fanciullo, fu testimone di questo fatto, un uomo, salendo a cavallo bestemmiò trucemente il Signore Uno e Trino; a quell'orribile bestemmia l'animale si agitò, lo scosse di sella, lo gettò a terra e lo calpestò con le zampe fino ad ucciderlo. Fu un castigo di Dio per il bestemmiatore ma fu anche un effetto dei turbamento nervoso che la bestemmia aveva cagionato all’animale.

Nel primo momento del peccato dei nostri progenitori, gli animali sentirono inconsciamente un'angustia che li sconvolse; quelli destinati da Dio a servizio dell'uomo gli divennero ribelli, quelli destinati alla foresta fuggirono inferociti e d'allora sono in perenne lotta con l'uomo. Era logico che decaduto il Re della creazione sensibile, si disorientassero anche quelli che gli erano soggetti. Per questo il Signore più tardi sostituì con le immolazioni degli animali le immolazioni che sarebbero spettate all'uomo; gli animali immolati nei sacrifici figurarono la Vittima Divina; non avendo colpa nei peccato dell'uomo, rappresentarono qualche cosa d' innocente che si offriva invece dei peccatori, ed avendo risentito anch'essi gli effetti dei peccato, morendo, ne rappresentarono in certo modo la riparazione. Per un atto di misericordia verso I' uomo, Dio fece sentire anche agli animali la maledizione e li mutò cosi quasi in un sacrifizio universale offerto per temperare le conseguenze della colpa commessa dall' uomo. E’ per tutte queste ragioni che anche gli animali parteciparono al dolore ed alla pena che l'uomo meritò per la sua colpa.

Il Redentore non disdegnò nei sacrifici di farsi rappresentare, dagli animali, e per questo la loro offerta fu gradita a Dio. Essi, con la loro incosciente obbedienza ai Sacerdoti che li presentavano all'altare, figurarono l'obbedienza del Redentore; con la loro morte figurarono la sua morte. Non erano rei, eppure venivano immolati per figurare l'Innocente Divino che pago per i nostri delitti.

Quel medesimo serpente maledetto fu un giorno elevato da Mosè nel deserto, sopra di un ceppo, e rimase come immagine di Colui che volle essere crocifisso per amor nostro, apparendo Egli ripudiato e maledetto, come si vedrà a suo luogo (Num. XXI).

Dio, dopo aver maledetto nel serpente il demonio, gli annunziò la sconfitta che un giorno gli avrebbe inflitta il Redentore e la Vergine Immacolata che doveva dare al mondo la salvezza nel suo Figliuolo Divino. Il vers. 15 di questo capitolo è chiamato perciò il Protoevangelo, cioè il primo annunzio della buona novella, della liberazione. Dio disse al serpente che avrebbe posto un giorno inimicizia fra lui e la donna, fra il seme suo e il seme di lei. Non parlava di Eva ma di Maria, la vera donna, perennemente nemica di satana, perché Immacolata fin dal primo istante dei suo concepimento. In queste parole Dio rivelò il mistero dell'Immacolato Concepimento di Maria definito poi dal Papa Pio IX come dogma di fede. Il dogma sta proprio in queste parole. Dio annunzia infatti la donna che doveva essere nemica di satana e che doveva dare alla luce il Figliuolo che doveva schiacciare il capo all'infernale dragone. Il seme di satana sono i demoni, il seme della Donna benedetta è il Redentore; Egli è chiamato con tutta ragione seme della donna, perché Maria lo generò dal suo seno senza concorso umano. La Donna Benedetta non sarebbe stata nemica di satana se per un istante solo fosse stata macchiata dalla colpa originale; dunque, per rivelazione diretta di Dio e quindi per fede, Essa fu immacolata fin dal primo istante del suo concepimento. Il Testo originale dice che il seme della donna schiaccerà il capo a satana: Porrò inimicizia fra il tuo seme ed il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo. La Volgata dice che glielo schiaccerà la donna: Essa ti schiaccerà il capo; i due sensi si equivalgono poiché Maria schiacciò il capo a satana per Gesù Cristo, e Gesù Cristo, Figlio di Maria, schiacciò il capo all'infernale serpente.

Dio soggiunge che il serpente si avventerà al calcagno del seme della Donna; è al Figlio di Maria che si riferiscono queste parole nel Testo originale ed annunziano la Passione dei Redentore. Satana infatti si avventò con tutta la furia del suo odio al calcagno, cioè all'Umanità del Redentore e con le sue perfide arti lo fece condannare a morte dagli Scribi, dai Farisei, dai Sacerdoti e da Pilato; si avventò ma non vinse, che anzi, come un serpente avventandosi al calcagno è calpestato proprio nell'atto che lo ferisce, così satana fu vinto dal Redentore proprio nell’atto nel quale gli fece dare la morte. Avventandosi contro l'umanità del Redentore, satana si lanciò anche contro la Donna Benedetta perché Essa fu addolorata e ripiena di angoscia per la morte del suo Figliuolo; ma in quel medesimo dolore Essa schiacciò il capo a satana, gli tolse il dominio che aveva sugli uomini, e li prese Essa, come Madre, in sua custodia.

L'inimicizia posta da Dio fra il serpente e la Donna, fra il seme diabolico e quello divino, sì estende logicamente a quelli che sono per il peccato discendenti di satana, ed a quelli che sono per la Redenzione figli di Maria Immacolata. Chi è di satana è nemico di Maria, chi è di Gesù Cristo è figlio di Maria; è questo il carattere dato da Dio stesso alla stirpe dell'inferno ed a quella della Redenzione. I poveri protestanti che rinnegano Maria debbono ponderare bene la loro vera situazione innanzi a Dio; essi non possono illudersi, e se amano la verità non possono negare che le loro sette hanno dolorosamente il segno della stirpe di satana. t per questo che mentre i poveri protestanti di mestiere, gl'infelici apostati delle nostre terre, rinnegano Maria, i protestanti di razza, diciamo così, e quelli in buona fede, ritornano a grandi passi nelle braccia della Madre divina. Solo un cieco od un opportunista aberrato dal danaro, può infatti non accorgersi che rinnegare Maria, ed esserle nemico è lo stesso che essere della stirpe di satana.

Dio, annunziando solennemente la venuta del Redentore futuro ed annunziando a satana la sconfitta che avrebbe avuto dalla Donna Immacolata, non parlò di Eva nè si rivolse ad essa, come già si è detto. Questo è tanto vero che Egli, dopo l'annunzio consolante, si rivolse alla Donna peccatrice e le inflisse la condanna che aveva meritato. Colei che per diletto e per orgoglio aveva colto il frutto proibito, con logica magnifica, veniva umiliata ed addolorata quando doveva dare il suo frutto. Per quanto la donna si sforzi di emanciparsi dall' uomo, essa è in realtà sotto il dominio, di lui, e, come dice il testo ebraico, nonostante le doglie del parto, essa è attratta verso il marito ed è dominata da lui nell'atto della generazione dei figliuoli. E’ questa la legge universale alla quale sottostanno tutte le donne; le eccezioni sporadiche anche se vi sono, non annullano questa legge che si è sempre verificata e si verificherà sempre nella massa di tutte le donne dei mondo. Si è tentato di annullare con medicinali le doglie del parto, ma oltre a non ottenere un vero successo, non si è distrutto con questo la legge generale che colpisce tutte le madri; spesso anzi i rimedi escogitati dall'uomo si rivolgono in danno della madre, e rendono più pericoloso il parto.