PREFAZIONE ALLA TERZA EDIZIONE


E’ un dovere del cristiano illuminare le menti, è un impegno che egli ha contratto con il battesimo, è un giuramento solenne che fatto nelle mani del vescovo allorché è stato dichiarato soldato di Cristo.

Né terrore d’uomini, né pudore di vile ossequio, né convenienza di mondane aspettazioni possono distoglierlo da tale vocazione militante. E’ opportuno, quindi, confermare, in tempi in cui un letargico processo di secolarizzazione nelle nostre scuole estingue la memoria cristiana delle future generazioni, i principi di verità proclamati dalla dottrina cattolica della fede.

Basterà aspettare una generazione e il nostro popolo si ritroverà pagano. E’ cosa, quindi, buona e giusta dare alle stampe questa nuova edizione del catechismo della Chiesa Cattolica, che Don Dolindo Ruotolo scrisse in occasione dell’introduzione nelle nostre scuole dell’insegnamento religioso. Esso è utilissimo - per la sapienza di quel santo sacerdote - anche a tutti gli adulti, che sentono in sé l’incontenibile desiderio di Verità, che è la segreta voce con cui Gesù chiama alla sua sequela.

I tempi in cui fu composto tale catechismo furono quelli del fallimento del pensiero liberale e irreligioso, che si concluse con l’immane tragedia mondiale della grande guerra. La ricostruzione civile doveva iniziare dalla ricostruzione delle coscienze, asfissiate dal tossico della ideologia liberale e socialista e ottenebrate dall’ambizione satanica che fosse possibile per l’uomo la prosperità e la pace separata da Dio.
Il catechismo di don Dolindo è una illustrazione ante litteram della Veritatis Spendor, una esposizione di enunciati della dottrina cattolica incarnati nell’esperienza quotidiana, una confutazione apodittica di tutti gli errori del modernismo, che già condannato da S. Pio X ha utilizzato - poi - i tempi lunghi della estenuazione dottrinale per corrompere la bellezza della Verità nella mistificazione dell’azione politica.

L’ordine logico dell’argomentazione, il radicamento della Verità nella profondità della coscienza, la preziosa seminagione della parola di Dio nel cuore del lettore, fanno segretamente esclamare: ” le cose stanno proprio così, io credo!”

La fronte si colora di pudore per aver cercato altrove quello che la Madre Chiesa ha sempre insegnato, per aver nutrito l’orecchio di parole ventose di improvvisati maestri. Il cristiano ricevendo con il battesimo la fede ha ricevuto la Verità; la Verità è la scienza di Dio data da Dio stesso, la Verità è di ordine superiore e non può essere discussa come se fosse la volgare opinione di una popolare accademia. Essa va proclamata con una solennità più onorevole di quella riservata alle scienze umane, perché non è la conoscenza degli uomini ma è quella di Dio.

I cristiani distolti dall’approfondimento della Verità, che non ammette se non il discorso evangelico: “sì, sì, - no, no!”, – sono stati convogliati su comportamenti socialmente unificanti, ed esposti ai monsoni delle sétte, dell’apostasia o della diffusa indifferenza in materia di religione, proclamata come segno sicuro di emancipazione civile.

Questo catechismo viene incontro alle necessità di una moderna didaché; il catechista deve essere un uomo di solida dottrina e di profonda fede, nessuno può dare quello che non ha; la dottrina senza vita è cenere, la vita senza dottrina è, foglia secca sull’albero della Vita, che un soffio distacca dal ramo.
Il catechista è un piccolo profeta di Dio; nelle sue parole Dio stesso appare, apparendo innamora, innamorando converte, e convertendo istruisce. Perciò la catechesi è un compito da affidare a ministri di grande santità e dottrina, non è un ministero diaconale, non è un ufficio delegabile, da tale ministero può derivare la salvezza o un mortale pericolo per l’anima.

Le vocazioni sacerdotali nascono da una santa catechesi, la fedeltà a Dio fino all’effusione del sangue è il frutto di parole sepolte in noi - a tempo opportuno - dalla vita e dalla voce di autentici testimoni, il resto è pula che il vento disperde.

Solo ciò che è di Dio permane per saecula, molti sono quelli che potranno vantare di aver parlato in Suo nome e si sentiranno rispondere: ”andate via, non vi conosco!”, perché non mi avete dato da mangiare e da bere quando ero assetato ed affamato.

In questa fine di millennio l’uomo ha fame e sete di Dio, egli avverte, come ha detto un filosofo della fine, che “solo un Dio ci può salvare”; al cielo salgono le preghiere dei prigionieri affinché Iddio - Padre di tutti - mandi la pioggia e rinnovi la terra.

A tutti quelli che segretamente invocano: ”venga il tuo regno!” e pregano Dio per essere conservati saldi nella fede, a tutti quelli che la Grazia ha chiamato alla contemplazione della Bellezza della Verità, vestibolo luminoso della Carità, proponiamo questa istruzione sapienziale di un grande sacerdote e servo di Dio - Don Dolindo Ruotolo - velato monumento di santità e di dottrina, per l’ultimo trionfo della Chiesa, che... ”se il mondo sapesse il cuor ch’elli ebbe/, assai lo loda e più lo loderebbe”.

Luca Sorrentino
Giugno 1998


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