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SETTIMA ISTRUZIONE - Il fine dell'uomo [...] Tutte le cose hanno un fine determinato che non può disturbarsi senza produrre un disordine. L'uomo è libero ma per operare il bene Osservate, fanciullini miei cari, tutti i mobili e gli oggetti di questa Chiesa; sono tutti uguali o sono diversi? --Sono diversi. --Perché qui è stato posto questo confessionale? -- Per la gente che si deve confessare. --Perché ci sono le sedie? -- Per potersi sedere. --Questo candeliere a che cosa serve? -- Serve a metterci sopra la candela. La campana della Chiesa a che cosa serve? --A chiamare i fedeli alla festa. --Guardate anche voi stessi: il berretto dove ve lo mettete? --In testa. -- Potreste farvene una giacca? No, perché è fatto per mettersi sul capo. --Tutte le cose hanno dunque un fine determinato, che non può disturbarsi senza produrre un disordine. Un ragazzo ha pensato di fare una toletta originale; vuol diventare adulto in un momento, perché si è annoiato di sentirsi chiamare piccolo. Allora va di nascosto nella stanza del padre, infila la sua giacca, mette il suo cappello in testa, che gli va oltre gli orecchi piglia il bastone di gala, che è più lungo di lui, e si mette nello studio del padre, gli vuol dare la sorpresa di essersi fatto adulto. Il padre viene, e trova il piccolo bimbo suo così cambiato. --Che cosa hai fatto? --Mi sono fatto grande pure io. -- E chi ti ha dato l'ordine di pigliare i miei abiti? --Il fanciullo arrossisce e trema, perché la faccenda comincia a pigliare una brutta piega;... il padre vede che la giacca s'è tutta sporcata, perché è strisciata per terra, la toglie al suo bambino e Io castiga. --Ditemi quel ragazzo si è fatto adulto, ovvero è diventato più ragazzo di prima? --E diventato più ragazzo di prima, perché è stato battuto, e con tutta la giacca non è cresciuto di un solo centimetro.
Un padrone ha chiamato un servo e gli ha detto: io esco e tu rimani in casa per farmi trovare tutto pronto. Ti do le chiavi della dispensa e mi affido alla tua arte; fa quello che ti pare meglio. --Il padrone esce, ed il servo pensa: il padrone ha detto che debbo fare quello che più mi pare; è tanto tempo che non vado a Posillipo per farmi una scampagnata, dunque è bene che vada ora. Entra nella dispensa, si provvede di salame, di formaggio, di vino; fitta una carrozza e se ne va proprio al Capo di Posillipo. Figuratevi quello che succede quando il padrone torna e non trova nulla preparato. Biagio, egli grida, Biagio, che cosa mi hai cucinato? --Signore voi mi avete lasciato libero di fare quello che volevo; ho pensato di fare una gita, perché era tanto tempo che non la facevo. --Il padrone naturalmente lo caccia perché non lo aveva lasciato libero per fare il comodo suo, ma per cucinare meglio. Se il servo avesse fatto il suo dovere, non sarebbe stato cacciato: volle farla da padrone e si rovinò totalmente. Voi state seduti, è vero; potreste stare anche alzati? --Sì, lo potreste. --Voi state quieti quieti; potreste anche fare del chiasso? Potreste farlo, ma io vi caccerei subito fuori. --Voi siete buoni, ma potreste anche diventare cattivi? --Se faceste il male potreste anche diventare cattivi.
Se voi cominciate a fare del chiasso, se cominciate a gridare, a correre, a battervi, il Rettore capirà subito che ci manca il Prefetto, che siete stati lasciati liberi, ma questo non significa che voi dovete fare chiasso per dimostrare di essere liberi. -- Avete mai visto un pianino per la strada? --Sì. chiunque lo può suonare, perché basta girare il manubrio per ottenere un suono ordinato e perfetto. Il pianino però non può fare più di quattro o cinque suonate. Avete visto un pianoforte? -- La tastiera è libera, ci si può suonare sopra tutto quello che si vuole anche mille, duemila suonate. Or se un fanciullo si mette a dare pugni sulla tastiera non farà certo una suonata, ma quelli che ascoltano quelle note aspre e scordate, diranno: non è un pianino, è un pianoforte che suona. Sicché anche il pianoforte, benché abbia la tastiera libera, ha un fine determinato: Esso è uno strumento più perfetto e serve per potere eseguire qualunque musica. Tutte le cose della terra hanno un fine determinato e non possono produrre di più; il fiume non può portare che acqua, l'albero di fichi non può dare che fichi, la pianta di pomodori non può dare che questi frutti. L'uomo è creatura di Dio, è un figlio piccolo piccolo innanzi a Lui, un servo chiamato servirlo; dunque anche l'uomo ha un fine determinato sulla terra. Dio lo ha fatto libero, non già per abbandonarlo a sé stesso, ma lo ha fatto libero perché avesse potuto produrre i più belli frutti, perché si fosse perfezionato sempre.
Un fanciullo è stato messo all'arte dalla madre sua. Ogni mattina si mette un camice addosso, si prepara la colazione e va allofficina. Perché ci va? --Per conoscere l'arte che vuole apprendere, affinché quando si è fatto adulto, possa trovare il mezzo per campare la vita. --Se si mette a scherzare, se perde il tempo, se non ama il lavoro, in appresso si morirà di fame. Dio ci ha messi sopra della terra non già per farci stare sempre qui, ma perché ci vuole un giorno con Lui nel Paradiso per tutta l'eternità. Se dobbiamo raggiungerlo, è chiaro che dobbiamo prima di tutto conoscerlo. Potete voi andare a pranzo con uno che non avete mai conosciuto? --Non lo potete, perché se quell'uomo vi vedesse entrare vi caccerebbe fuori. Noi siamo di passaggio sulla terra, siamo come in viaggio. Dopo pochi anni ci faremo vecchi e ci troveremo in punto di morte; l'anima uscirà dal corpo, e questo sarà portato al Camposanto. --L'anima non sarà portata al Camposanto, ma comparirà dinanzi a Dio, per avere quello che si è meritato; se non lo ha conosciuto, non lo ha amato e non lo ha servito, come può presentarsi innanzi a Lui?
Un fanciullo va alla scuola e deve studiare; egli pensa di fare un coperchio di legno sul calamaio, ed invece di stare attento al maestro, col temperino lavora di sotto al banco. Naturalmente non capisce nulla della lezione e non impara nulla. Intanto crede di aver fatto un capolavoro, e quando il maestro lo chiama a conferire non sa rispondere e gli presenta il coperchio. E un pezzo di legno tutto brutto, tutto grezzo, tutto scalfito; eppure il fanciullo credeva di avere fatto una gran cosa. --Va, gli dice, il maestro, con pochi soldi se ne comprano cento di coperchi, migliori del tuo; io non ti posso mettere altro che zero. Ecco quello che fa l'uomo quando trascura di conoscere Dio e si applica tutto alle cose della terra: non merita il premio da Dio, e l'opera sua si perde nella terra come inutile.
Ora Dio ci ha data lintelligenza per conoscerlo, la volontà per amarlo, la forza per servirlo; è nostro interesse lavorare così, perché solo così saremo premiati. Se perdiamo il tempo a ripulire i nostri ferri, senza curarci del fine che abbiamo, noi non meritiamo il premio ma la condanna. Ricordatevelo bene: Luomo non sta sulla terra per divertirsi, per agitarsi, per fare il comodo suo; egli deve conoscere Dio per la fede, deve amarlo praticamente sopra tutte le cose, deve servirlo osservando la sua legge.
Un servo è stato chiamato da un signore per servirlo. E un povero sciocco e crede che per servire bene il padrone debba occuparsi solo di ciò che riguarda lui direttamente. Egli quindi lascia sporca tutta la casa, e sta occupato tutta la giornata a togliere la polvere dagli abiti del suo padrone. Questi entra e trova la casa tutta sporca e tutta disordinata: -- Nicola, come è che avete lasciata sporca la casa? --Padrone, risponde il servo, la casa certo non ve la dovete mettere addosso; ho ripuliti bene i vostri abiti. Intanto il gatto di casa sta appiattato in un angolo e miagola disperatamente. --Nicola, dice il padrone, avete dato qualche cosa al gatto? --E Nicola: ma scusate, io sono venuto a servire il gatto? Ho preparato il pranzo per voi e questo mi pare che basti. --Ditemi, fanciullini miei, Nicola serve bene il suo padrone? --No, perché per servirlo bene dovrebbe fare tutto quello che è necessario per non fargli dispiacere, dovrebbe curare anche il gatto di casa. Ognuno di noi sulla terra ha un ufficio determinato: chi è professore, chi è operaio, chi è padre di famiglia ecc.; per conoscere, amare e servire Dio, è necessario pure compiere tutti i nostri doveri in omaggio ed in ossequio a Lui. Chi studia, chi lavora, chi opera, non perde il tempo quando lo fa per amore di Dio. In altri termini ogni nostra azione deve esser fatta per Dio; anche la più indifferente, perché la nostra intenzione la rende accetta al Signore. Servire Dio quindi non significa dire sempre orazioni, ma significa glorificarlo in tutte le nostre azioni anche terrene. Se uno prega è poi disprezza il prossimo, non serve a Dio; se un ragazzo invece di andare alla scuola va a dire un Rosario, non serve a Dio, perché manca ad un suo dovere.
Sentite questo fatto: Una donna piena di carità sta affacciata per vedere chi passa. Ecco che un povero cieco, accompagnato da un fanciullo, grida: fate la carità ad un povero cieco. --La signora ne ha pietà, va in cucina, appronta un piatto di maccheroni, lo mette nel paniere e glielo cala. La disgrazia ha voluto che giusto allora la fune del paniere si fosse spezzata; il piatto è caduto sul capo di quel povero e lo ha fiaccato. Ditemi: la signora ha fatto un'opera buona od un'opera cattiva? --Ha fatto un'opera buona, quantunque il cieco si sia fiaccato. --Un giovane di mala vita un camorrista, incontra un provinciale che deve partire per l'America. Gli va vicino e gli dice: voi siete nuovo di Napoli, ora vi accompagno io. --Quel provinciale dice fra sé: quanto sono buoni i napoletani! --Ma alla sera non si trova più il portafogli, perché il camorrista glielo ha rubato. --Ha fatto un'opera buona od un'opera cattiva questo camorrista accompagnando quell'uomo? --L'opera di per sé è buona, ma in questo caso è pessima perché egli lha fatta per rubare. Sicché per servire Dio non basta fare del bene e compire i propri doveri, bisogna farlo per amor suo. Quando vedete tanti che operano il bene, ma lo fanno per togliere la Fede dal cuore del popolo, dovete dire: questi non servono Dio ma servono al diavolo, e sono degli scellerati! [...] |
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